Alberto Bari Photographer
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About me

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Movimento fotografico "scuola di Torino" : http://www.lascuoladitorino.weebly.com
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Associazione  Fotografi Professionisti : http://www.fotografi.orgweeblylink_new_window
Leica Shop Wien :  http://www.leicashop.com

The photographs on display in the Gallery "Architecture  Landscape" are for sale, for information:

Le fotografie esposte nella Galleria "Architecture  Landscape" 
sono in vendita, per informazioni:

My work address: Eidos Foto via Cibrario 67/B 10143 Torino, Italy      Phone  +39  3481731090

My mail address:
   alberto.bari@gmail.com

  Published Books:  http://www.blurb.com/user/store/alberto.bari 

Colpi d'occhio by Alberto Bari | Make Your Own Book


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Questo libro rappresenta non solo il lavoro di sette mesi per realizzarlo, ma anche e soprattutto la sintesi di 30 anni di esperienza fotografica.
Il testo accompagnato da 46 fotografie prende in esame la composizione e il contenuto di un'immagine al fine di creare fotografie che possano definirsi artistiche, la distribuzione corretta delle masse allo scopo di riuscire a rendere chiaro ciò che l'autore intende enunciare, per proseguire con il trattamento in post produzione e la stampa.
Il libro è disponibile sia in Italia presso Eidos Foto, via Cibrario 67/B - 10143 Torino, tel. 011752644, sia presso il sito  http://www.blurb.com/user/store/alberto.bari 

Nella sua presentazione Felice Volpe ha scritto:
"..... Ora ha pensato di descrivere questo suo modo di procedere a favore, non tanto di chi vuole entrare nel mondo precario dell’immagine fotografica, quanto piuttosto di coloro che cercano di migliorare il loro esserci dentro. Alberto Bari procede con un linguaggio comune e con le parole più correnti tra i fotografi per far arrivare al lettore il suo mondo di esperienze che non può che essere proficuo per chi voglia coglierne l’essenza. 
Proprio in nome di questa esperienza si comprende l’orientamento (quasi affettivo) di Alberto Bari a favore di quegli strumenti e di quella particolare marca che maggiormente hanno soddisfatto la sua personale concezione della produzione fotografica. 

                                                                                         Felice Volpe"

Il rapporto fra strumento e immagine nella fotografia artistica by Alberto Bari

My first shot at 9 years old

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1959 Eura Ferrania - Ferrania Pancro film
My father Raoul in Liguria

My last photography exposition


Alberto Bari nasce a Como nel 1950, il padre Raoul gli insegna ad amare la fotografia e lo educa in particolare ad apprezzare la qualità delle fotocamere e dei leggendari obiettivi Leica.

Inizia a maneggiare fotocamere e pellicole fin da bambino, si chiude con il padre in camera oscura ed impara a maneggiare sviluppi, fissaggi e carte fotosensibili.
Quello che era un gioco dettato solo dalla sua curiosità di bambino diventa rapidamente una passione che Alberto non abbandonerà mai più anche se la fotografia intesa e praticata seriamente inizia verso i suoi vent’anni e trova in quelle Leica, ingenuamente toccate nella sua infanzia, gli strumenti ideali dal quale non si separerà più.
Sporadici tentativi nel medio e grande formato non lo soddisfano a pieno e, unica alternativa al formato Leica tradizionale, affianca recentemente alla pellicola le nuove tecniche di ripresa digitali studiandone a fondo le caratteristiche e riuscendo così a far convivere i due sistemi nel rispetto dei limiti ma anche delle caratteristiche peculiari di entrambi.
Le immagini esposte rappresentano soltanto uno sguardo a volo d’uccello sulla poliedrica fotografia di Alberto Bari.
Tutte le foto, comprese quelle notturne, sono state scattate a mano libera e senza l’ausilio del cavalletto, strumento praticamente sconosciuto a chi lavora con Leica.
Si tratta spesso di semplici scene di vita quotidiana, intensi ritagli di un vivere che spesso sfugge alla nostra osservazione e forse anche per questo significative.
La fotografia di Alberto Bari è sostanzialmente una continua ricerca del momento insolito nella normalità e di quello normale nella confusione.
E la ricerca continua… 

Roberto Piero Ottavi

Alberto Bari was born in Como in 1950, her  father Raoul teaches him to love photography and in particular to appreciate the quality of cameras and the legendary Leica lenses. 

Begin to handle cameras and film since childhood, closed with his father in the darkroom learn to handle chemical and photosensitive paper. 
What was a game dictated only by his child’s curiosity, quickly becomes a passion that Albert will never abandon, even more if the photograph understood and practiced seriously start to his twenty years and is in the Leica, naively touching during its infancy, the ideal instruments from which it will never separate. 
Sporadic attempts over the medium and large format does not satisfy him fully and the only alternative to the traditional Leica film format, alongside recently to film the new techniques of shooting digital, studying the characteristics and thus succeeding in combining the two systems within the limits but also the characteristics of both. 
The images shown represent only a bird's-eye look on the versatile photograpy of Alberto Bari 
All photos, including those at night, were taken freehand without the help of the tripod, an instrument virtually unknown to those who work with Leica. 
These are often simple scenes of everyday life, an intense live cuttings that often escapes our observation and perhaps for this reason significant
The photograph of Alberto Bari is basically a continuous search for the unusual in the normality and for the normality in the confusion. 
And the search continues ...

Roberto Piero Ottavi


“Colpi d’occhio”

Per conoscere Alberto Bari non è sufficiente sapere che fa il fotografo e guardare le sue immagini. Per conoscerlo più a fondo occorre stargli a fianco mentre passeggia o presenzia a qualche avvenimento con la sua immancabile fotocamera appesa al collo. 
 Allora cominciamo a vedere in lui una frenesia che lo stacca dall’idea banalizzante di fotografo che ognuno di noi ha in mente. Seguendolo scopriamo che nulla, che abbia qualche particolarità, sfugge al suo occhio attento e quando poi ci presenta le sue fotografie restiamo a bocca aperta, di quante cose non abbiamo “visto” o abbiamo giudicato prive di qualche senso e che egli invece ha fissato con uno scatto della sua fotocamera. 
 Se poi cominciate a parlare di fotografia egli diventa un torrente di concetti sulla fotografia, sulla tecnica, sull’estetica e sulla valutazione delle foto.
 Insomma Alberto Bari vive per la fotografia e ora, dopo anni di convivenza con la stessa, ha deciso di riunire in un volume una raccolta dei suoi lavori che mostrino che quegli anni di lavoro e di passione per la fotografia egli non li ha né giocati né dormiti. Ovviamente questa non è la sua sola pubblicazione ma a buon diritto può essere considerata il nec plus ultra della sua attività.
 Com’è Alberto Bari fotografo? Che linguaggio usa e con quale intensità egli enuncia il suo modo di vedere il mondo? Quale porzione della realtà ama ritagliare per creare un testo narrativo della stessa?
 In generale non c’è nelle sue foto un andamento oratorio, un caricamento espressivo con il ricorso alla retorica di artifici quali la forzatura delle tinte, gli stacchi violenti, l’accentuazione delle sgranature, le cercate opposizioni di elementi , che servono a mascherare il vuoto che troppo spesso si cela dietro figurazioni fotografiche in mostre e libri stampati. Trucchi ingenui e maldestri che danneggiano ogni spontaneità espressiva facendo subentrare nel “lettore” la delusione poetica. Peggio ancora quando queste forzature retoriche rappresentano il mezzo espressivo di foto di reportage e di street photography, dove alla delusione poetica può sommarsi anche la non “veridicità di corrispondenza” all’evento reale.
 In Alberto Bari la presa delle scene è più diretta, senza orpelli, con l’unica attenzione alla disposizione delle figure che seguendo criteri, in lui innati, non esprimono alcuna drammaticità la dove non ci deve essere, e presentano, nella maggior parte dei casi , situazioni calme e risposanti. I due protagonisti della foto sulla spiaggia non sono in realtà, come può apparire, distratti dalla lettura ma esprimono lo scambio dei sentimenti con la semplice loro vicinanza in posizioni di riposo.
 Gli uomini al lavoro non mostrano alcuna sovreccitazione, come si può vedere nella foto del macellaio che trasporta sulle spalle il mezzo bue macellato; il suo camminare è un tranquillo spostarsi verso il negozio. Solo qualche strappo qua è là, come nella foto della donna che affretta il passo giustificata dal vento, come in quella in cui un nonno “si sforza” di dare un’occhiata al giornale, giustificato dalla necessità di cullare la nipotina sulla carrozzina. 
 Sfogliando le pagine del volume incontriamo anche scene gustose: ecco l’interno di un negozio dove un cagnolino si volta incuriosito a guardare il fotografo, ecco la foto della murena dove il centro di attrazione è spostato dalla murena all’enorme pancia del pescatore. Anche nei ritratti Alberto va a cogliere aspetti che hanno per fondamento ideale la calma. Non indulge troppo sugli uomini barbuti, delizia dei fotografi, perché ciò che lo interessa è la tranquilla espressione dei volti di persone che al momento dello scatto condividono con il fotografo la complicità di creare un’immagine che resterà fissata per sempre su un rettangolo di carta. 
 Tra i ritratti spicca la foto del cuoco, dove in una rigorosa unità di stile, in un bianco nero indicibile, si staglia il suo cappello.
 Nulla di drammatico dunque nella raccolta di Alberto Bari. Come per pura magia nelle sue foto si innesta quell’arte che scaturisce dalla tensione del sentimento della vita che ogni artista porta con sé e che, nel suo caso, ci dà espressive prese dirette nelle street photography, splendidi ed eloquenti ritratti, con una creatività che va ad esprimersi anche negli altrettanto splendidi paesaggi. 
 L’eleganza del suo stile trasforma la realtà in lirica tanto che gli si perdona anche qualche baroccamento formale.  
 Nelle sue fotografie c’è sempre un’evocazione, esse creano atmosfere spesso con la semplice presenza di un particolare che illumina tutto il senso della scena, come testimonia la bocca aperta del vecchietto. 
 La nuova fotografia dei giorni nostri si ripiega su se stessa, i fotografi sembra vogliano spiare ogni ruga dell’anima con la compiacenza del malato che si mira la lingua sporca; di qui le fantasie e la pseudo metafisica delle immagini, variamente etichettate, che oggi circolano in riviste e mostre. 
 In questo turbinio di immagini fantastiche o crudamente veriste o sensualmente esacerbate si colloca questo libro come richiamo alla “buona fotografia” che resa viva da quel sentimento della vita di cui abbiamo parlato sopra, non vuole finire nel guazzabuglio delle cosiddette sperimentazioni. 
 Sfogliare questo libro è come seguire un racconto. La fotografia per il fatto di portare con sé una vera significazione deve consentire ad ogni lettore la sua interpretazione, nella quale gioca un ruolo fondamentale la ricostruzione del vissuto esperienziale del proprio passato che ogni lettore deve poter ritrovarvi. Il fotografo che espone o pubblica le sue foto ed i suoi “lettori” si sottomettono ad una sorta di contratto collettivo, per il quale un sistema di valori, che ormai si è istituzionalizzato, non deve essere infranto.
 Qui sta la forza delle fotografie di Alberto Bari. Tutti possiamo riconoscere in un particolare, in un gesto, in una situazione, un nostro vissuto che, seppure avvenuto in altre situazioni e luoghi, è analogo a quello che Alberto ci presenta.
 L’immagine fotografica è di per sé ambigua, perché conferisce un valore magico ai suoi prodotti ed il lettore cerca nell’immagine fotografica una realtà perenne di luoghi e di tempo.
 Questo filone della memoria, mirabilmente presentato da Alberto, lo si trova condensato nel paesaggio notturno dove una luce si accende a illuminare una scena di un silenzio quasi irreale e quei  gruppetti di persone  sembrano contare il battere del tempo che scorre. In Alberto l’ispirazione a volte si fa più vibrata come nelle altre foto del mare e a volte ha invece l’evanescenza di una visione come nella foto appena citata. 
 Un libro, insomma, di fotografie, ma di “buone fotografie”, in cui lettore non troverà solo le  opere di Alberto Bari, ma anche qualcosa del proprio vissuto.

Felice Volpe 


Non è difficile commentare il lavoro di Alberto Bari, come non è mai difficile analizzare ciò che è semplice, bello, immediato.
 Sorvoleremo su tutto quanto è raffinatezza tecnica, distribuzione dei volumi, struttura figurativa, che è evidente ma non ci parla del suo animo, ed è frutto di decenni di applicazione, quella che si rivolge a ciò che si ama, per sempre.
 Cercheremo invece di parlare di Alberto, che attraverso le sue immagini ci parla, coscientemente o meno, di sé.
 Osservando le sue fotografie si rimane colpiti subito da due linee guida evidenti: l’esigenza di prossimità e la ricerca di sintesi.
 Nulla e nessuno si presenta mai distante nei suoi scatti, l’inquadratura è sempre ferocemente limitata allo stretto necessario: Alberto ci ricorda insistentemente che si può descrivere una persona, una situazione, un oggetto, solamente avvicinandosi il più possibile, rendendola il centro delle proprie attenzioni, l’unica attenzione in quel preciso istante.
 Non si può, sembra dirci, comprendere tutto, accettare tutto: è necessario scegliere, e su queste scelte costruire legami, che siano profondi, che siano intimi, che siano esclusivi.
 Ciò che si rende interessante ai suoi occhi diventa così qualcosa da scrutare a fondo, qualcosa di significativo, e questo, in un tempo che divora ogni sentimento e ogni pulsione trasformandoli in merce come il nostro, è uscita dalle leggi del branco.
 La prossimità che quindi pretende dai suoi soggetti – o meglio, da se stesso – accoglie anche necessariamente una meravigliosa operazione di sintesi: basta guardare anche solo per un attimo le sue immagini Siciliane al mercato del pesce, oppure il ritratto del trombettista, o ancora la sua “Onda inaspettata”, per rendersi conto che tutto il mondo presente in quel momento è circoscrivibile in quello scatto, che riesce a descriverlo interamente, comprendendone emozioni, rumori, frenesia, velocità.
 Come gli Impressionisti in pittura giungevano alla descrizione di una realtà attraverso la sua frammentazione di luci, colori, forme, per poi ripresentarla e farcela ritrovare ricompattata a distanza, al contrario Alberto riesce a inchiodare sulla carta quel momento che la riassume, e non sarebbe più pensabile né l’attimo precedente né quello successivo.
 E’, certamente, maestria, ma è soprattutto animo, cuore, sentimento che parte dall’uomo e passa, tutto intero, attraverso l’obiettivo, per finire, fortunatamente, davanti ai nostri occhi. 

Arch. Gianfranco Coggiola.